L’inquinamento da plastica è un problema globale. Secondo i dati pubblicati da WWF, solo nel Mediterraneo, ogni anno, vengono riversate in mare 570 tonnellate di plastica, ben 8 milioni negli oceani. Noto è che la plastica, lungi dall’essere biodegradabile, ha un impatto drammatico sul benessere e la salute di animali, piante e uomini.

Cattel, operante nel settore ho.re.ca., da tempo cerca soluzioni per dare il suo contributo alla salvaguardia dell’ambiente, cosciente che l’enorme uso di plastica che fa il suo mercato di riferimento debba quanto prima trovare alternative.

L’azienda, ad esempio, offre nel suo assortimento le stoviglie di carta e prodotti realizzati in polpa di cellulosa, compostabili e dunque in grado di biodegradarsi rapidamente. Eccellenti nella tenuta, se usati su larga scala potrebbero però gravare sulla deforestazione. Per questa ragione Cattel ha affiancato ai prodotti in polpa di cellulosa le stoviglie in bioplastica, costituite da materiale rinnovabile di origine vegetale come le foglie di palma essiccate e pressate, l’amido di mais o ancora la patata. In distribuzione-test con alcuni clienti anche le soluzioni a base di bargassa, uno scarto della lavorazione della canna da zucchero la cui elevata resistenza la rende una candidata ideale per il packaging dei cibi: ha infatti l’aspetto del cartone, ma è più ecologica. Infine come alternativa alla plastica esiste la carta minerale, o carta di pietra. Biodegradabile (si decompone in 3 ai 9 mesi), inalterabile al contatto con l’acqua e molto resistente allo strappo, la carta di pietra è costituita per l’80% da carbonato di calcio e, per quanto molto simile alla carta, se utilizzata su larga scala non arrecherebbe alcun danno in termini di deforestazione.